Motivazione che mi ha spinto a leggere il libro: mi piace De Silva come scrittore e avevo già letto NON AVEVO CAPITO NIENTE, che avevo trovato un libro divertentissimo e ironico.
Oh che ci volete fa a me quando un autore mi piace comincio a leggermi sempre i suoi libri con il risultato che a lungo andare mi va a noia!
Giudizio personale sul libro:
Premetto che a me Diego De Silva piace molto come scrittore e trovo il personaggio di Vincenzo Malinconico da lui creato uno spasso.
Un uomo che guarda la realtà con uno sguardo dissacrante, con un fare ironico, con la consapevolezza dei suoi limiti.
Questa volta Malinconico si trova suo malgrado coinvolto in un processo mediatico che si svolge in un supermercato, questa vicenda si intreccia allo stesso tempo con quella dell’ex suocera che si ammala di cancro.
Non si riesce a non amare o almeno a non provare simpatia per il nostro Vincenzo con le sue riflessioni tanto bizzarre quanto vere e amare, i suoi sensi di colpa e le sue stramberie.
La storia a mio avviso è un tantino al di sotto del primo libro in cui compare Malinconico, libro che è imbattibile, in quanto in alcuni punti si arena un po’: le divagazioni diventano troppe e finiscono per annoiare un tantino. Per il resto sono fantastiche le situazioni e i dialoghi in cui si trova coinvolto il protagonista.
Ecco volevo farlo da un po’ ma non l’ho mai fatto. So che molti di voi non aspettavano altro e quindi ecco qui il mio personale commento sulla finale di X FACTOR 4
Ho deciso di improvvisarmi Aldo Grasso della situazione: insomma se lui può stare sul suo divano e vedersi tutte le cavolate di sto mondo (magari mangiandosi una busta di patatine nel mentre) per darne ogni giorno un giudizio che va sulla prima pagine del Corriere, potrò fare anche io la stessa cosa sul mio blog no? (Per di più gratis)
Veniamo ai fatti.
Sulla scia di una non – definita musica si apre una non – definita coreografia del non- definito coreografo dei miei stivali Luca Tommasini. Ballerino d’eccezione con un orribile smoking – tuta il ns. Facchinetti figlio di un Pooh.
Si apre cosi la finalissima, una puntata che senza un perché si trascina fin notte fonda, con gli ormai tre finalisti DAVIDE, NEVRUZ e NATHALIE , una serie sconfinata di ospiti e momenti celebrativi che hanno il solo scopo di allungare il brodo fino a tarda notte, una serie di collegamenti senza senso sia con le tifoserie dei concorrenti sia con i giornalisti e radio nell’”auditorium” (immancabili ormai sti giornalisti che si dividono tutta la settimana tra X FACTOR e Amici).
Imperdibile il siparietto del mio mito MalCioglio con la Monica Bellucci.
I nostri si esibiscono in apertura in un medley (che potete pronunciare alla maniera della lady Tata e cioè “midli”) delle canzoni più belle di Elvis, di cui quest’anno ricorre una qualche ricorrenza. I nostri cantano intervallandosi con la voce dello stesso Elvis, ma d’altronde è na vita che si dice che quest’uomo non sia morto ed è notoriamente nascosto in un buco del mondo insieme a Marylin Monroe e Micheal Jackson.
Passiamo ai concorrenti.
NEVRUZ: duetta con Federico Zampaglione. E’ ormai arcinoto che NEVRUZ voglia essere una rockstar ed è arcinoto che Zampaglione è quanto più lontano esista da una rockstar. Le sue canzoni hanno il potere soporifico di un intera boccettina di Valium.Il ns. Nevruz usa la sua psicopatica vocina alta – bassa che sembra sia appena uscito da un manicomio. Esilarante la scena del suo concerto ai Magazzini Generali quando credendo di essere forse un Marylin Manson de noialtri si è lanciato sulla folla, che si è ben guardata dall’accoglierlo e l’ha fatto precipitare al suolo.Nell’inedito poi peggio del solito. Lo ammetto la canzone non è malaccio (molto imbarazzante la parte del testo che recita “a ci sporcherai un paio di lenzuola candide”), è orecchiabile ma cantata da lui inquieta e infastidisce. Finisce rotolandosi nella spazzatura, c’e’ da chiedersi perché in 12 puntate di X Factor Tommasini abbia associato più volte l’immagine di Nevruz o alla spazzatura o al “cesso”.
Finisce fuori alla prima manche come prevedibile: Nevruz non mi mancherai e come consiglio per il futuro ti prego TAGLIATI QUEI CAPELLI!!!
DAVIDE: duetta con Renga che egoisticamente decide di cantare quasi tutta la canzone. Notare la coerenza di questo cantante che l’anno scorso ne ha dette di cotte e di crude contro il programma, e quest’anno ha scritto un inedito per un concorrente e ci è anche andato ospite.Buona esecuzione per Davide, che fa bene anche nell’inedito. L’inedito di Davide non è niente di nuovo: facilmente mentre lo canti riesci a trasformarlo in un’altra canzone di Renghiana memoria. Va alla secondo manche e da come mi hanno raccontato essendo minorenne non ha nemmeno potuto essere presente al momento della proclamazione del vincitore. Al suo posto il padre, in molti oggi si domandano ma se avesse vinto lui i festeggiamenti sarebbero stati per il padre in sua vece?
NATHALIE: la mia preferita. Duetta con gli Skunk Anansie e se la cava bene. Il suo inedito è il migliore, un po’ ricercato ma espressione di un vero talento. E infatti vince lei. Meritatamente.
Una piccola parentesi sugli ospiti “più attesi della serata” i TAKE THAT: ragazzi ma come sono invecchiati!Eppure non raggiungono nemmeno la 40ina!A parte sembrare nanetti ma proprio incartapecoriti! Per chi se li ricordava in tanto di maglietta traforata cantare Relight my fire è stato un vero e proprio shock.
L’edizione finisce qui, un’edizione senza grossi colpi di scena e senza grossi talenti.
Adesso il martedi dovrò trovare qualcosa altro da guardare.
Una divagazione filosofica dell’avv. Malinconico
“Sapete che vi dico?Voglio restare quello che sono. Con i miei guasti. Sono stanco del senso di colpa in sottofondo, di pensare che c’e’ sempre qualcosa di sbagliato in me, qualcosa che dovrei fare e non faccio, qualche treno che ho perso, qualcosa di importante che non ho ancora risolto. Questo sono, va bene?
Sono fatto cosi e non posso farci niente. Nessuno può farci niente con se stesso, e questo è quanto.
Io non mi piaccio ma non voglio cambiare, okay?
Lasciatemi in pace.”
cit. da MIA SUOCERA BEVE di Diego De Silva
Nel fantastico mondo del servizio clienti, oppure se volete essere più professional potremmo dire customer care, si imparano a conoscere diversi tipi di cliente.
Oggi ci occupiamo del cliente ostinato e testardo quella tale persona che chiama in azienda con uno scopo preciso in mente e che non accetterà nessun tipo di spiegazione, o impedimento pur logico che sia, che si frapponga tra lui e lo scopo.
Ovviamente questo atteggiamento porta solo a un muro contro muro, dove però ad averla vinta sarà sempre l’operatore
Eccovi una carrellata di situazioni ostinatamente ostinate:
situazione n.1 “Faccio a modo mio”
CLIENTE: Salve, vorrei sapere se il prodotto X è compatibile con prodotto Y.
Me: guardi no a catalago l’abbinamento non è previsto.
Cliente: Ma allora posso abbinarlo?
ME: Non direi, anche l’ufficio tecnico mi conferma che è rischioso abbinarlo.
Cliente: ma allora posso abbinarlo?
Me: ______________________________ 0_o
situazione n. 2 “Agains all odds”
Cliente: dovrei parlare con l’ufficio XY.
Me: no signora l’ufficio XY non riceve chiamate, contatti l’agenzia.
Cliente: ah si l’agenzia … ma mi potrebbe passare l’ufficio XY?
ME: no signora come le dicevo non ricevono chiamate, chiami l’agenzia.
Cliente: Va bene ora chiamo l’agenzia, ma per caso lei non potrebbe darmi il numero dell’ufficio XY?
Me: _________________________O_o
Nel lasciarvi vi informo anche che il premio “Parlo come mangio” questa settimana è stato vinto da una simpatica signora che dopo avermi spiegato ben bene il suo caso problematico ha concluso con un “Io signorina davanti a queste cose resto illibita“. (che ovviamente sta per allibita).
Al giorno d’oggi c’è sempre da restare illibiti davanti a qualcosa
La ricetta di questa domenica è una variante di altre ricette spulciate in rete, quindi nasce da diversi spunti e dalla mia abilità culinaria (ovviamente questa è una battuta!!).
Risotto zucca e tastasal
Premessa: la zucca e il tastasal sono due alimenti tipicamente veneti, o meglio forse lombardo veneti. Dunque la zucca si mangia in tutt’Italia ma qui se ne usa molto e per molte cose; il tastasal credo esista solo qui. Trattasi della carne che viene di solito preparata per essere insaccata dentro il budello della salsiccia, un pò speziata e tremendamente pesante.
Noi da bravi emigrati abbiamo deciso di imparare anche le tradizioni del luogo e quindi eccoci qui.
ingredienti:
250 gr di riso
300 gr di zucca
100/150 gr di tastasal
cipolla
un pò di dado
olio
burro e parmigiano per mantecare
Tagliare a dadini la zucca. Sbollentarla un pò in acqua bollente fino a quando è possibile passarla al mixer per ottenere una crema non proprio liscia (lasciateci qualche pezzettino di zucca).
Nel frattempo in un wok rosolare la cipolla con l’olio e aggiungere il tastasal sbriciolandolo.
Quando la carne è un pò cotta aggiungere la zucca e mescolare. Dopo un paio di minuti aggiungere il riso e tostarlo insieme agli ingredienti.
Cuocere il riso con l’acqua di cottura della zucca a cui aggiungere un cucchiaino di dado. Salare.
A cottura ultimata mantecare con un pò di burro, abbondante parmigiano e una spolverata di prezzemolo.
questo è il risultato:
In assenza di migliori ispirazioni oggi lascio qui questa (che non è neanche farina del mio sacco
). Buon week end
Oggi ho imparato che bisogna lasciare che la vita ci spettini, perciò ho deciso di vivere la vita con maggiore intensità.
Il mondo è pazzo. Decisamente pazzo…
Le cose buone, ingrassano. Le cose belle, costano. Il sole che ti illumina il viso, fa venire le rughe. E tutte le cose veramente belle di questa vita,
spettinano…
- Ridere a crepapelle, spettina.
- Viaggiare, volare, correre, tuffarti in mare, spettina.
- Toglierti i vestiti, spettina.
- Abbracciarsi per amore, spettina.
- Baciare la persona che ami, spettina.
- Giocare, spettina.
- Cantare fino a restare senza fiato, spettina.
- Ballare fino a farti venire il dubbio se sia stata una buona idea metterti i tacchi alti stanotte, ti lascia i capelli irriconoscibili …
Quindi, ogni volta che ci vedremo, avrò sempre i capelli spettinati…
Tuttavia, non dubitare che io stia vivendo il momento più felice della mia
vita. E’ la legge della vita: sarà sempre più spettinata la donna che scelga
il primo vagoncino sulle montagne russe di quella che scelga di non
salire…
Può essere che mi senta tentata di essere una donna impeccabile, pettinata
ed elegante dentro e fuori.
Questo mondo esige bella presenza: pettinati, mettiti, togliti, compra,
corri, dimagrisci, mangia bene, cammina diritta, sii seria…
Forse dovrei seguire le istruzioni però… quando mi ordineranno di essere
felice?
Forse non si rendono conto che per risplendere di bellezza, mi devo sentire
bella… La persona più bella che possa essere!
L’unica cosa che veramente importa è che quando mi guardi allo specchio,
veda la donna che devo essere. Perciò, ecco la mia raccomandazione a tutte
le donne:
Abbandonati, Mangia le cose più buone, Bacia, Abbraccia, Balla, Innamorati,
Rilassati, Viaggia, Salta, Vai a dormire tardi, Alzati presto, Corri, Vola,
Canta, Fatti bella, Mettiti comoda, Ammira il paesaggio, Goditela e,
soprattutto, lascia che la vita ti spettini!!!!
Il peggio che può succederti è che, sorridendo di fronte allo specchio, tu.. debba pettinarti di nuovo!
Leggere è uno dei miei hobby preferiti. Anzi no è il mio passatempo preferito. Non saprei nemmeno immaginare la mia vita senza il piacere di un libro, la possibilità di entrare in mondi diversi di volta in volta, di ridere o piangere insieme ai protagonisti di un libro. La mia casa si riempie quindi di libri a dismisura, infatti mio marito che è allergico a qualsiasi forma di lettura continua a rimproverarmi di portare a casa questa “inutile carta stampata”. Tutto sto preambolo per dire che qui troverete anche recensioni di libri, che potrete sempre leggere sulla mia libreria di anobii di cui a fianco c’e’ il solito link.
BANANA YOSHIMOTO – KITCHEN
Mi sono tuffata nel mondo giapponese della Yoshimoto così per curiosità, ed ero già consapevole che non l’avrei apprezzata tanto. La Yoshimoto è una della autrici giapponesi di best seller più conosciuta, sebbene io abbia vissuto 28 anni senza leggerne nulla chiedendomi soltanto come una persona si possa chiamare Banana. Incuriosita da quello che ho letto in giro su di lei mi sono decisa ed ho comprato un suo libro, il suo primo libro.
Non è un brutto libro questo no, ma sicuramente a mio gusto non è bellissimo. E’ difficile capirne il senso, è molto impermeato di cultura giapponese (che è lontana dalla nostra) e poi è tristissimo, molto concentrato sulla perdita e sul suo dolore: due ragazzi che si trovano a vivere da soli, che diventano ognuno la famiglia dell’altro.
Per dirla in chiave ironica sti due sono pure un po’ sfigati e portatori di sfiga. Alla protagonista muoiono i genitori e va a vivere con la nonna, in seguito gli muore la nonna e va a vivere a casa dei Tanabe, dopo un po’ la madre/padre della famiglia Tanabe muore anche lei … insomma ci sono tutti gli ingredienti per tenere alla larga questa donna.
Nel complesso lo stile è scorrevole quindi si legge velocemente.
La Domenica è giorno di sperimentazioni culinarie. Avendo più tempo a disposizione che negli altri giorni, ci dedichiamo a qualche manicaretto.
Premetto che io non sono una gran cuoca e che l’amore tra me e la cucina è nato da poco. Prima di andare a convivere con il mio attuale marito non ho mai preso il benchè minimo mestolo in mano … d’altronde con una mamma casalinga che cucina di tutto e di più la voglia di stare ai fornelli difficilmente nasce.
Quando sono andata a vivere da sola non avevo scelta ma per un periodo piuttosto lungo i miei esperimenti culinari sono stati un disastro e si finiva per mangiare sempre le stesse cose.
Poi improvvisamente l’illuminazione e da quest’anno ho cominciato a sperimentare anche grazie all’aiuto di riviste culinarie e blog internettiani.
Quindi tutte le ricette che troverete postate qui sono mie rielaborazioni di ricette già esistenti che potrete leggere in qualche rivista o spesso sul blog di misya, il cui link trovate a lato.
Dunque l’esperimento di ieri si chiama:
POLLO AL FORNO CON PATATE E FUNGHI
ingredienti per 2 persone:
4 -5 pezzi di pollo
3-4 patate
150 gr di funghi
cipolla
150 gr di pomodoro passato
meno della metà di un bicchiere di vino rosso
sale, olio
Passare i funghi in padella cosi che si liberano dall’acqua. In una ciotola mescolare le patate tagliate a cubetti e la cipolla tagliate a fettine sottili.
Aggiungere i funghi e la passata di pomodoro, salare.
In una teglia antiaderente versare patate e funghi distribuendoli uniformemente, adagiarvi sopra i pezzi di pollo e condire.
Mettere in forno (io l’ho messo a forno tradizionale) per circa 1 ora a 200gradi. A metà cottura sfumare con un pò di vino rosso (la prossima volta non lo farò perchè non mi piace molto il sapore del vino) e terminare la cottura. Ecco il risultato (non diamo peso alla tovaglia e alla “bellezza” del piatto
)
Oggi vi presento un’allegra carrellata delle frasi più sensazionali che i clienti mi propinano al telefono. Il mondo dei clienti (ma tanto tutti lo siamo di qualcosa) è tra i più variegati: ci sono gli educati, i maleducati, gli arroganti, i lei-non-sa-chi-sono-io, quelli che sanno fare tutto da soli che tanto il tecnico che – ci- sta- a -fa, quelli che non si fidano di niente e nessuno né del tecnico né di quello che gli dici tu, quelli contrari per partito preso, polemici a priori …. Insomma potrei continuare per milioni e milioni di pagine. Di certo ho sviluppato grazie (o forse sarebbe meglio dire a causa di questo lavoro) una straordinaria pazienza nonché un ulcera gastrica! Ma poiché questo passa il convento meglio farci il callo. Dunque dicevamo degli errori, ne ho raccolti alcuni per la gioia di tutti.
1. Ho il calcareo
2. Vorrei “frugare” i miei dubbi (nota pratica di introspezione invasiva)
3. La mia caldaia non funziona …non so… appare e scompare (fenomeno magico?ologrammi?presenza di giucas casella in casa?)
4. C’e’ la spia che sta squillando
5. Insomma il nocciolo della favola (il famosissimo nocciolo della favola)
6. La mia caldaia è in stand up (che sta per stand by)
7. Scusi ma non la udisco (e se parlisco più forte?)
8. Uno nella vita deve essere cautelo (ovviamente…)
Ora avete il permesso di avere pietà di me!



